La legione straniera del Duce

La storia delle truppe tedesche inquadrate nel Regio Esercito.

Il primo settembre 1939 la Germania invade la Polonia dando il via a quella serie di eventi che portò il mondo al secondo conflitto globale. Questo evento in realtà colse di sorpresa ben poche persone, la situazione diplomatica tra i due paesi si era andata via via deteriorando già da tempo, tuttavia, chi restò “sorpreso” dallo scoppio del conflitto fu chi si trovava al di fuori dei confini nazionali. Era il caso dei mercantili tedeschi presenti nelle acque dell’Oceano Indiano, tornare in patria sarebbe stato un vero e proprio azzardo, il canale di Suez era ovviamente intransitabile per loro ed un passaggio attraverso l’Atlantico comportava troppi rischi. Gli equipaggi preferirono così riparare in Africa Orientale Italiana. In quel periodo, l’Italia, nonostante non fosse ancora coinvolta militarmente nel conflitto era un Paese amico della Germania. I piroscafi germanici attraccarono nei porti di Massaua, Chisimaio ed Assab.

Il personale di bordo fu internato; non era possibile fare altrimenti vista la dichiarazione di non belligeranza italiana. Fino al giugno del 1940 il personale tedesco restò confinato nei porti e vi era comunque un trattamento di riguardo verso i loro confronti. Non vi fu alcun problema durante il periodo d’internamento. Oltre ai marinai dei mercantili tedeschi arrivarono dal Kenya e dal Tanganica poco più di 150 tedeschi che preferirono lasciare i territori coloniali britannici visto l’evolversi della situazione geopolitica. Arrivati a bordo del piroscafo italiano “Piave” vennero inizialmente internati anche loro come era accaduto ai marinai.

L’entrata in guerra dell’Italia

La situazione cambiò in seguito alla dichiarazione di guerra dell’Italia nei confronti di Francia e Gran Bretagna. Fu dunque necessario prendere una decisione riguardo i tedeschi presenti in Africa Orientale. Rimpatriare i tedeschi era comunque quasi impossibile, fu quindi inizialmente deciso di aggregare i marinai alla Regia Marina e di requisirne le imbarcazioni. Per quanto riguarda gli altri cittadini tedeschi provenienti dalle colonie britanniche si pensò alla creazione di una piccola unità da inserire nell’organico delle forze del Regio Esercito presenti in Africa Orientale.

Il giuramento di fedeltà a Vittorio Emanuele III

Il console tedesco presente in Africa Orientale comunicò il benestare del proprio governo riguardo l’arruolamento dei cittadini tedeschi nelle forze armate italiane e il 2 luglio ad Asmara, in Eritrea, venne costituita ufficialmente la Compagnia Autocarrata Tedesca. Composta da circa 160 uomini venne dotata di equipaggiamento italiano ed uniforme coloniale italiana color cachi. Uniche differenze rispetto l’uniforme del Regio Esercito, le svastiche presenti sulle mostrine al posto delle stellette e la svastica posta centralmente sul copricapo (Casco coloniale o bustina a seconda del grado).

L’unità iniziò così ad addestrarsi dato che gran parte degli elementi non aveva alcuna preparazione militare. Una volta completato l’addestramento, arrivò il momento del giuramento. Situazione piuttosto particolare, i tedeschi non erano membri delle forze armate tedesche, non avevano quindi giurato fedeltà al Fuhrer, in quel caso sarebbe bastato inquadrare l’unità all’interno di una divisione italiana. Ma fu possibile, essendo praticamente cittadini stranieri reclutati dal Regio Esercito Italiano avrebbero dovuto giurare fedeltà al Re d’Italia. L’11 ottobre i 160 tedeschi giurarono fedeltà a Vittorio Emanuele III entrando così ufficialmente a far parte dell’esercito italiano. Al comando della piccola unità fu messo col grado di sottotenente Gustav Hamel. Radio Addis Abeba trasmise la notizia in lungo e in largo, fu un’occasione propagandistica troppo grande per non essere sfruttata.

La C.A.T. al fronte

Dopo aver ricevuto una speciale bandiera di guerra, dove figurava da un lato la bandiera italiana e dall’altra quella tedesca la C.A.T. venne aggregata ad un Battaglione motorizzato. I tedeschi parteciparono all’occupazione di Cassala una cittadina del Sudan che rappresentava il primo centro abitato nemico nelle vicinanze del confine nord dell’Africa Orientale Italiana. L’attacco guidato dal generale Frusci ebbe inizio il 4 luglio 1940; a difesa della piccola citta sudanese vi era il Sudan Defence Force composto per gran parte da truppe coloniali sudanesi, nonostante la loro tenace resistenza le truppe italiane riuscirono a conquistare Cassala, le perdite italiane ammontarono a circa 40 morti ed un centinaio di feriti. La C.A.T. non lamentò alcuna perdita durante questa operazione, l’unità non trovò grande resistenza da parte britannica dato che arrivò nei pressi del centro abitato quando le forze sudanesi stavano iniziando a ripiegare.

La C.A.T. partecipò anche alla difesa della città durante la controffensiva britannica, fino al 21 gennaio del 1941 quando per esigenze strategiche venne deciso il suo abbandono. I tedeschi vennero impiegati come retroguardia durante il ripiegamento verso l’Eritrea da parte delle forze del Regio Esercito. Il 26 gennaio ebbe luogo la battaglia di Agordat, la C.A.T. anche in questo caso servì da retroguardia alle truppe italiane. Venne poi il momento della grande battaglia di Cheren che ebbe iniziò i primi giorni di febbraio del ’41, si trattava di uno scontro decisivo per il controllo dell’Eritrea ed in generale delle speranze italiane di poter tenere l’Africa Orientale.

La C.A.T. anche in questo caso come la maggior parte delle truppe italiane partecipò con grande tenacia alla battaglia, lamentando diverse perdite. Le forze britanniche rinvigorite dalla netta superiorità aerea ed avvantaggiate visto l’indebolimento delle forze italiane a causa della scarsità di rifornimenti riuscirono ad avere la meglio, finendo per piegare la resistenza italiana il 27 marzo del 1941. Gli scontri con i britannici soprattutto durante la loro avanzata su Cheren furono molto pesanti, le perdite da parte italiana furono elevate ed anche la piccola unità tedesca non fu da meno. Nonostante combattessero in un contesto che non li riguardava direttamente si batterono con coraggio senza mai risparmiarsi.

La fine

A questo punto dopo la sconfitta di Cheren la storia dell’unità diventa molto confusa, solamente una ventina di uomini riuscirono ad aggregarsi alle truppe italiane comandate dal Duca Amedeo d’Aosta, seguendo la loro sorte verso l’Amba Alagi. Gli altri superstiti di cui però non sappiamo il numero, giunsero al porto di Massaua ed in extremis riuscirono a salire su un sommergibile italiano, che raggiunse qualche tempo dopo la base di BETASOM a Bordeaux in Francia. La storia della Compagnia Autocarrata Tedesca terminò così la sua epopea, le informazioni su cosa accadde agli uomini durante o dopo la prigionia in Kenya sono piuttosto scarse mentre i pochi uomini che raggiunsero la Francia con ogni probabilità finirono per essere arruolati nelle forze armate tedesche.

Danilo Morisco

Fonti

Stefano Fabei, La legione straniera di Mussolini.

www.axishistory.com (Deutsche Motorisierte Kompanie).

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