La prima battaglia della Sirte

Uno scontro molto breve della guerra navale nel Mediterraneo ma molto importante nel quadro strategico del teatro.

Contesto strategico

Nel novembre 1941, sul fronte nordafricano, i britannici scatenarono l’Operazione Crusader, un attacco mirato a rompere l’accerchiamento di Tobruk e a distruggere le forze corazzate italo-tedesche schierate in Cirenaica.

I rifornimenti per le truppe dell’asse venivano costantemente trasportati dall’Italia verso i porti libici da piccoli convogli, scortati dalle unità della Regia Marina. Tale flusso non aveva conosciuto grossi ostacoli sino alla fine dell’estate del 1941, quando l’offesa aerea e sottomarina britannica si rafforzò in modo consistente, causando un conseguente aumento delle perdite. In ottobre, la Royal Navy schierò un piccolo nucleo di incrociatori leggeri e cacciatorpediniere (Forza K) per minacciare ulteriormente il traffico italiano verso la Libia. All’inizio di novembre, questa formazione ottenne una grandiosa vittoria, distruggendo un intero convoglio, composto da 7 navi da trasporto (noto come convoglio Beta o Duisburg). I britannici, capaci di combattere efficacemente di notte e supportati inoltre da apparati radar (presenti su navi ed aerei), nonché da un puntuale servizio di intelligence, stavano di fatto interrompendo il flusso dei rifornimenti per le divisioni italo-tedesche in Libia.

In questa situazione, la Regia Marina fu costretta a sospendere il traffico, in attesa di trovare una soluzione. Con l’inizio dell’operazione Crusader, la Marina Italiana decise di fare il possibile, schierando a difesa dei convogli addirittura la sua squadra da battaglia.

Operazionie M41 e M42

Venne programmata un’operazione complessa (denominata M41) da avviarsi il 13 dicembre 1941. Essa prevedeva la partenza di tre convogli provenienti da Italia e Grecia, alla scorta vennero assegnate le corazzate Littiorio, Vittorio Veneto, Duilio e Andrea Doria. Nelle fasi preliminari dell’operazione, il siluramento di tre mercantili e il danneggiamento del Vittorio Veneto fecero naufragare la missione.

Già alcuni giorni dopo, venne messa in moto una nuova operazione (denominata M42) per rifornire al più presto la Libia. Il convoglio era diviso in due sezioni: la prima composta dal trasporto veloce Ankara e due cacciatorpediniere, la seconda composta dalle navi da trasporto Napoli, Monginevro e Pisani accompagnate da sei cacciatorpediniere. Alla scorta ravvicinata del convoglio fu assegnata la corazzata Duilio (nave di bandiera dell’ammiraglio Bergamini), insieme agli incrociatori Montecuccoli, Muzio Attendolo e Duca d’Aosta accompagnati da tre cacciatorpediniere. La scorta indiretta era composta dalla corazzata Littorio (nave di bandiera dell’ammiraglio Iachino), Andrea Doria, Giulio Cesare, gli incrociatori Trento e Gorizia e dieci cacciatorpediniere. Le formazioni italiane partirono nel primo pomeriggio del 16 dicembre, ignare del fatto che la sera prima i britannici avevano fatto salpare un convoglio per Malta da Alessandria. Esso era composto dalla petroliera Breconshire scortata da due incrociatori e da una flottiglia di cacciatorpediniere al comando del contrammiraglio Vian.

Scontro in mare

Vian era a conoscenza della presenza italiana in mare, grazie alle precise informazioni provenienti da ULTRA. Egli cercò di portarsi più a sud-ovest per evitare il contatto col nemico e la mattina del 17, si riunì alla Forza K proveniente da Malta, per poter procedere di nuovo in forze verso l’isola. Quella stessa mattina, la ricognizione aerea italiana avvistò le formazioni britanniche, ancora una volta fu commesso un errore di identificazione, la Breconshire venne infatti scambiata per una corazzata. Tuttavia, l’ammiraglio Iachino era fiducioso nella sua relativa superiorità proseguì la sua marcia ordinando al convoglio di allontanarsi. Intorno alle 17:30 le due formazioni nemiche si avvistarono e Iachino si diresse verso i britannici per serrare le distanze e aprire il fuoco. Raggiunta la distanza di 32.000 metri, il Littorio virò verso sud presentando la sua intera bordata completa e alle 17:53 aprì il fuoco sulle navi britanniche insieme all’Andrea Doria, al Trento e al Gorizia. Vian, non potendo rispondere a tale potenza di fuoco, ordinò un’azione di copertura per sviare il nemico dal convoglio, distendendo dense cortine di fumo. Alle distanze siderali a cui fu aperto il fuoco, non sorprende certo il fatto che nessun colpo andò a segno, eccezione fatta per le schegge di un proiettile da 203 mm che danneggiarono il cacciatorpediniere HMS Kipling. Con l’approssimarsi dell’oscurità, Iachino decise di disimpegnarsi e alle 18:06 virò verso ovest per riunirsi al convoglio.

Conseguenze e considerazioni

Le formazioni italiane navigarono verso nord fino alle 22:00 e poi fecero retromarcia verso sud-ovest, affrontando i rischi di una traversata notturna. Passata indenne la notte, la mattina del 18 la formazione entrò nel Golfo della Sirte. Le navi mercantili presero la via di Bengasi e Tripoli con scorta ridotta, mentre Iachino fecero ritorno a Taranto con le corazzate.

Le cose andarono meno lisce per la Royal Navy. La Breconshire riuscì ad arrivare indenne a Malta nel pomeriggio del 18 insieme alla Forza K. La sera stessa, terminate le operazioni di rifornimento, la Forza K lasciò il porto per dare la caccia al convoglio nemico diretto a Tripoli. Nella notte del 19, le navi britanniche incapparono su un campo minato posato dagli incrociatori italiani qualche mese prima. Il risultato fu che l’incrociatore leggero Neptune e il cacciatorpediniere Kandahar affondarono sulle mine mentre gli incrociatori Penelope e Aurora furono gravemente danneggiati. Questo incidente portò alla fine della minaccia posta dalla Forza K ai traffici italiani, almeno sino alla sua ricostituzione verso la fine del 1942.

Il brevissimo scontro del 17 dicembre, passato alla storia come prima battaglia della Sirte, è uno dei tanti casi che mostrano la natura della guerra combattuta nel Mediterraneo, ovvero una lotta per il controllo delle linee di rifornimento marittime e l’interruzione dei traffici avversari.

Forse è eccessivo etichettarla come “battaglia”, vista la sua brevissima durata e gli insignificanti risultati tattici; tuttavia, le sue ripercussioni strategiche meritano invece molta più attenzione. Con l’operazione M 42, la Regia Marina riuscì a rompere il blocco ai convogli venutosi di fatto a creare nel Novembre 41’, in aggiunta i rifornimenti trasportati si rivelarono importantissimi per Rommel, mettendolo poi in grado di attestarsi sulla linea di El Agheila e tornare rapidamente al contrattacco già nel gennaio-febbraio 1942, Inoltre, l’annichilimento della Forza K sul campo minato facilitò non di poco la ripresa dei convogli e dei flussi di rifornimento dell’asse per tutta la prima metà del 1942, permettendo lo slancio in avanti di Rommel e la ricattura della Cirenaica. 

[VIDEO] La battaglia dei convogli mediterranei: https://www.youtube.com/watch?v=-t_X8askuSg&t=1s&ab_channel=ItalianMilitaryArchives

Fonti

Erminio Bagnasco, A. D. (2020). Le navi da battaglia classe “Littorio” 1937-1948. Roma: Ufficio storico della Marina Militare.

Giorgernini, G. (2001). La Guerra Italiana sul mare, La marina tra vittoria e sconfitta 1940-1943.

O’Hara, V. P. (2022). Lotta per il Mare di Mezzo. Roma: Ufficio Storico della Marina Militare.

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